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Mia cugina Condoleezza e altri racconti

Mia cugina Condoleezza e altri racconti è una raccolta di undici racconti brevi che oscillano tra il grottesco e il sarcastico, nei quali Mahmud Shukair dipinge i dettagli di un quadro al cui centro emergono personaggi quasi caricaturali di un microcosmo isolato e assediato, ma che, per l’apparire di personalità di fama internazionale usate come pretesto narrativo, assume una dimensione globale. Seppur divertiti dal registro ironico della narrazione, ci si ritrova davanti alla presenza costante e ineludibile dei soldati israeliani, all’immagine ricorrente delle code ai checkpoint e alle traiettorie che il muro d’apartheid obbliga a percorrere.

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Per non dimenticare e altri racconti

Le sei storie presentate nella raccolta compongono una sorta di paradigma di immagini e riferimenti, la cui valenza politica e simbolica è continuamente ridefinita e avvalorata dal lettore, chiamato a rintracciare nel racconto la chiave di lettura del ‘conflitto israelo-palestinese’ e di un presente incerto e drammatico.

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Golda ha dormito qui

Di cosa è fatta la bellezza di una casa, se non della vita di chi la abita? Ma quando accade che un intero popolo si trovi all’improvviso espropriato delle sue dimore, la domanda che passa, amara, di bocca in bocca è soltanto una: che fine fa quella bellezza, e che fine fa l’anima di chi in quelle case, in quei palazzi, in quei giardini, ci ha vissuto, ci ha pianto e ci ha gioito, per una vita intera? Questa storia ha inizio nel 1948, quando gli inglesi, partendo da Israele, lasciarono due popoli in lotta: l’uno con tutto, l’altro con niente.

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Ogni mattina a Jenin

Un romanzo che tocca il cuore, di vibrante realismo e inesorabilmente diretto alla verità. Racconta con pacatezza e sensibilità la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di “senza patria”. È la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abuleja, a raccontarci l’abbandono della casa ancestrale di Ein Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin, e la tragedia dei suoi fratelli che si ritrovano a combattere su fronti opposti.

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Niente sesso in città

Un gruppo di donne si trova regolarmente in un noto ristorante di Ramallah, Palestina.
Intorno il mondo è minacciato, ma queste donne hanno il semplice coraggio di guardare indietro, alle loro storie private, di guardare il destino dei loro paesi, di vivere la propria femminilità esausta come un’allegoria del presente.
Intorno al tavolo, sul quale si succedono le prelibatezze assemblate nella cucina del galante Usamah, si intrecciano le storie privatissime di Ola, Jamileh, Lena, Rana e delle loro amiche: ognuna parla di sé con sincerità ed emozione, sullo sfondo più ampio delle tormentate vicende politiche e sociali del Medio Oriente, dal nazionalismo di Abdul Nasser alla vittoria di Hamas, passando per la guerra del ’67, la questione libanese e Arafat.

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Ho visto Ramallah

La storia di una tragica assenza e un coraggioso ritorno.
Dopo trent’anni, Murid al-Barghuthi racconta i ricordi della sua giovinezza a Ramallah, poi il giorno in cui ha dovuto abbandonare tutto, senza sapere che non sarebbe tornato. Come lui, c’è chi ha lasciato la pentola sul fuoco, chi un bambino che dormiva, le distese degli ulivi, i forni d’argilla…
Ma adesso, sul ponte che lo ricongiunge alla sua Terra, le prime immagini della Palestina occupata scorrono davanti agli occhi di un uomo maturo, che finora, in paesi lontani, non ha mai avuto una collocazione precisa: rifugiato, turista, straniero…
Questa è la vita della ghurba, la condizione di chi vive altrove e non si sente mai a casa, nello straordinario racconto di un esilio lontano dai comuni percorsi dell’odio.

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Palestinese! E altri racconti

Nei racconti di questa antologia Samira Azzam ci conduce attraverso la trasformazione della Palestina nella storia recente.
Dal ricordo dei momenti più drammatici di questa storia e dall’osservazione costante della condizione dei palestinesi nel passaggio da una vita normale a quella di profughi, emergono personaggi le cui storie superano la sfera di appartenenza a una determinata area, per rientrare nella più generale umanità dolente.

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La terra più amata.. Voci della letteratura palestinese

E' questa la prima antologia di letteratura palestinese contemporanea pubblicata in Italia. Vi sono raccolti poesie, brani di romanzi e racconti brevi.
Quella palestinese è una letteratura in lingua araba, ma che presenta caratteristiche e tradizioni proprie.
Nelle pagine di questa letteratura sconosciuta al grande pubblico, il dramma storico di un popolo e la nostalgia della terra negata assumono, nelle trame delle storie di vita e nella scansione dei versi, valenza universale. E il dramma collettivo dei palestinesi si fa emblematico della condizione umana.

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Se tu fossi un cavallo e altri racconti

Una raccolta di racconti brevi dove si mescolano temi antichi della letteratura araba, dimensioni fantastiche e spietate analisi psicologiche.
Queste storie esprimono la grande tristezza dell’autore che, all’epoca in cui le scrisse, non riusciva ancora a immaginare una soluzione al problema del suo paese.

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La nave

La nave è 'il ponte della salvezza': così comincia il romanzo che descrive una crociera che parte da Beirut e tocca vari porti del Mediterraneo.
Ma la crociera diventa una metafora per parlare della terra che ciascuno dei protagonisti porta con sé in una tormentata fuga dalla realtà.

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I pozzi di Betlemme

I pozzi di Betlemme è un libro autobiografico che insieme ai ricordi d’infanzia rievoca la società della Betlemme degli anni Venti del secolo scorso e quella della Gerusalemme nel decennio successivo. Dai ricordi sono estratti come da un archetipo i molteplici significati di cui “il primo pozzo” è investito, a contenuto e tema centrale del racconto.

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Una memoria per l’oblio

"Il cielo di Beirut è una grande cupola, una scura lastra di ferro. [...] Posso prendere un gesso e scrivere sulla lavagna i nomi e i commenti che voglio.
L'idea mi attrae.
Che cosa scriverei se salissi sul tetto più alto? '- Non passeranno'? L'hanno già scritto. 'Moriamo perché la patria viva'? L'hanno già scritto.'Hiroshima'? Già scritto.
Tutte le lettere si sono sparpagliate via dalla mia memoria e dalle mie dita. Ho dimenticato l'alfabeto. Ricordo solo sei lettere: b e i r u t".
Un libro di memorie scritto da uno dei più grandi poeti arabi che ha seguito il destino della diaspora palestinese.

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La svergognata. Diario di una donna palestinese

Il romanzo è centrato sul percorso individuale di una donna palestinese, Afaf, che rifiuta la subalternità e lotta disperatamente per il proprio diritto alla libertà.
Le strade percorse da Afaf, dall’amore all’arte, dalla politica al divorzio, dal viaggio introspettivo nella memoria alla ribellione verso la famiglia, vengono rappresentate con tutte le loro contraddizioni.

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La porta della piazza

Autrice di forte impegno politico e sociale – insignita a Roma nel 1998 del “Premio Alberto Moravia” – Sahar Khalifa ricostruisce in questo romanzo, sullo sfondo drammatico dell’intifada palestinese, vicende umane e destini di donne che si intrecciano nella travagliata storia di un quartiere assunto a simbolo di tutta una terra occupata.

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Il pessottimista. Un arabo d’Israele

'Senza fantasia orientale gli arabi avrebbero potuto vivere in questo paese per un giorno solo'.
Parla Felice Sventura il Pessottimista, protagonista di questo singolare romanzo, raro modello di satira politica.
La comicità di questo romanzo è un atto liberatorio, anche dalla prigionia delle propagande e degli schieramenti che impediscono di vedere e costringono a sognare.

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Terra di fichi d’India

Siamo in Cisgiordania nel 1967 subito dopo l'occupazione israeliana.
La società palestinese matura lentamente la rivolta che scoppierà nell’intifada.
Nel frattempo le reazioni della classe borghese variano dall’accettazione dello status quo alla resistenza armata.

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Sestina dei sei giorni (con Selim lo scemo di Tawfig Fayyad)

La tormentata questione palestinese fa da sfondo a questi racconti.
Nella Sestina l’autore riesce a dare l’immagine delle varie situazioni vissute dai palestinesi prima e dopo la guerra dei sei giorni.
In Selim lo scemo tocca al povero pazzo del villaggio diventare vittima consapevole per permettere una presa di coscienza collettiva all’interno di un campo profughi.

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Peccati dimenticati

Un ingorgo stradale blocca per molte ore la città di Haifa.
Qualcosa di inspiegabile affascina chi è alla guida delle auto che si fermano paralizzando la città.
Le autorità israeliane istituiscono una commissione d’inchiesta per fare luce sull’avvenimento.
Questo è lo spunto da cui l’autore parte per raccontarci, con un misto di ironia e di immaginazione, tutta la nostalgia di un popolo che ha perso le sue radici.

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Ritorno a Haifa

Una coppia di palestinesi, costretta ad abbandonare il figlio nella fuga, torna dopo anni nella sua casa ora occupata da una coppia ebrea.
Accanto alla durezza del figlio, ora soldato di Israele, è tratteggiata la pietà umana della coppia “nemica” in un groviglio di sentimenti contrastanti.

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Uomini sotto il sole

Uomini sotto il sole è forse una delle più belle e tristi storie dell’emigrazione. È la storia della diaspora palestinese vista, vissuta, sofferta e raccontata da tre protagonisti che cercano di fuggire dai campi profughi della Cisgiordania, allestiti all’indomani della perdita della Palestina nel 1948, per arrivare in Kuwait, meta, allora, di tanti disperati in cerca di fortuna. Quando il romanzo fu scritto, l’Italia e il resto dell’Europa non erano ancora diventate l’approdo di tutti coloro che fuggono dalle guerre, dai regimi dittatoriali del Vicino Oriente e dall’Africa.

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